BRAVO

da rappresentarsi

AL TEATRO REGIO

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posto in Musica dai Maestro

DA RAPPRESENTARSI

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ALLA PRESENZA Di S. S. R. M.

KSEL CAENEVAL-QUAEESIMA 1856-57

TORINO 1856

TIPOGRAFIA FRATELLI FORRA ITI Via dell'Ospedale di S. Giovanni, N. 51.

MUSIC library UNC-CHAPEL HILL

ALCUNI CENNI SUL BRAVO

3

Carlo Ansaldi era nato da antichi e facoltosi citta¬ dini di Venezia. Unica delizia de suoi genitori , égli li amava d'un amor santo e filiale. All'esteriore il più aggradevole, Carlo accoppiava talenti coltivati da una educazione speciale, un anima ardente , sensibile , un coraggio a tutta prova, e una mente esaltata. V amore di una sposa adorata lo rendeva pienamente felice. Gelosia avvelenò le sue gioie. Si credette al fin tradito, e in un cieco trasporlo trafisse, e lasciò per estinta la moglie. s arrestava a perseguitarlo la sorte. Egli venne repente arrestalo col padre, guai complici d'una cospirazione. La madre ne moriva di dolore. En¬ ron vane le discolpe per essi. Il figlio venne condan¬ nato a un esigilo perpetuo , ed il padre alla morte. Carlo offerse la sua vita per quella del padre; non poteva .salvarlo che aderendo ad un patto terribile. Il tribunale cercava un esecutore fedele, ardito , de suoi segreti ordini di morte. Rifiutava, raccappricciava il gio¬ vine, ina al momento di veder . trailo il padre al pa¬ tibolo, famor di figlio vinse tutto Accettò la maschera nera che l avrebbe celato agli sguardi tf ognuno, e cinse il pugnale della giustizia segreta e delle ven¬ dette del tribunale. Il padre rimaneva nelle carceri ostaggio della fede del Bravo.

4

Corsero diecisette anni. Un' avvenente straniera sof¬ fermava si allora in Venezia, e Teodora chiamar si fa¬ ceva. Il di lei palazzo era convegno di feste ; mareg¬ gia d* incanti. Patrizii e stranieri , tutti aspiravano al di lei cuore , nel cui segreto niun area penetralo per anco. Teodora era uno straordinario complesso di leggerezze e virtù. Diffamala dal pregiudizio e dal - V invidia, era benedetta dagli infelici, cui di soccorsi e conforti largiva, ed esaltata veniva dalle bell* Arti che munificente proteggeva. Giungeva in Venezia , da un mese, una giovane di Genova custodita da un vecchio: Teodora Cavea più volte visitala in segreto. Foscari , patrizio, amava Teodora; ma scoperta per via la giovane genovese s era di questa vivamente invaghito. Un Pisani, esigliato , tornava segreta- mente in Venezia guidatovi dall* amore.

A taf epoca comincia razione, tolta in parte dal romanzo di Cooper, che porta questo titolo , e da un dramma francese del signor Aniceto Bourgeois = La Venitienne. = Innoltrato io nel lavoro del Melo¬ dramma, venni colpito da penosa malattia, che prolun- gavasi; e compiere volendo a prescrizione l'assunto impegno, nella ristrettezza del tempo, prescelsi a col¬ laboratore un giovine, mio amico, il quale, sulle tracce da me già segnale, mi favorì graziosamente.

Gaetano Rossi.

PERSONAGGI

ATTORI

Foscari , Patrizio .

Cappello, Patrizio . . . . Pisani, Patrizio esigliato . .

Il Bravo .

Marco, Gondoliere di Teodora Luigi, Servo di Foscari . . .

Un, Messo dei Tre .

Teodora .

Violetta .

Michelina, Cameriera di Teodora Maffeo .

Mirai Giuseppe Viotti Fiorentino Stecchi Bottardi Luigi Mongini Pietro Piccazzo Antonio Ferrara Camillo N. N.

Devries Posa Cor bari- Amalia Patrese Ersilia N. N.

Il Doge, Senatori, Cavalieri della Stola d’Oro, Capi de’ Consigli, Patrizi, Gentiluomini vari, Dame, Cittadini, Artieri, Gondolieri, Donne popolane, Guardie notturne, Sgherri, Maschere varie, Banda.

Guardie Dalmatine, Militari,

Paggi e Scudieri del Doge, Messer Grande, Domestici di Teodora.

E Azione è in Venezia nel secolo XVI.

G

Maestro Concertatore e Direttore delle Opere

fabbrica luigi.

Maestro Istruttore dei Cori

ANGE LEK I FILIPPO.

Primo Violino e Direttore d1 Orchestra

BIANCHI FRANCESCO.

Primo Violino e Direttore della Musica dei Dalli

SI MONDI ALESSANDRO.

Poeta dell'Impresa

VENTURA GIOVANNI.

Suggeritore e Direttore della Copisteria di Musica

MINOCCHIO ANGELO.

- & _ _ _

Pittore Scenografo Uf.rri Augusto.

Macchinista , Majat Giuseppe.

Attrezzista , Raposso Lorenzo.

Il Vestiario è appositamente confezionalo e di pro¬ prietà delli signori Pietro Rovaglia e Cornp. di Milano

/

AT TO PRIMO

7

SCENA PRIMA

Piazzetta a cui mettono capo varie piccole strade. in fondo il canale ; un ponte lo attraversa , da cui si scende nella Piazzetta. Palagi e case d1 ogni intorno, a sinistra P abitazione di Maffeo.

v

E notte.

S avanzano cautamente dalle stradelle alcune persone av¬ volte nei mantelli , si unisconoì e parlano sottovoce , os¬ servando la piazzetta ; poi Luigi, infine Foscari.

Coro Steso ha già propizia notte

11 suo vel più fosco e nero;

Nel silenzio, nel mistero Noi qui Foscari appellò:

Di vendetta, oppur d’ amore Nuovo colpo ei meditò.

(arrivano altre persone mascherate e come sopra)

I. Ma chi vien?

II. Foscari...

(alla parola di convenzione tutti si uniscono)

I. * Foscari.

Tutti Tutti insieme ci adunò.

Egli il cuore della notte Ci prescrisse per convegno.

Qui aspettar dobbiamo il segno,

Ed il braccio obbedirà.

1*

8

Di vendetta, oppur d'amore Nuovo colpo ei tenterà.

(dal canale alla piazzetta approda una gondola dalla quale esce Luigi con due sgherri)

[jtj] Siete voi ? (alle persone che sono in iscena)

Alcuni Luigi !

Tutti Foscari!

Lui. A momenti egli verrà.

(tutti lo circondano con curiosità) Coro Dinne tu, che servi a lui,

Quali sono i pensier sui;

Ci raguna per vendetta,

0 una tresca qui ne affretta?

Lui. È mistero.

Coro Eh! parla ornai:

Siam fedeli, tu lo sai.

Lui. È mistero. Or basti a voi

Che molt’ oro ei vi darà.

Coro . Ah! Dell’oro! [ cenni suoi Fido ognuno adempirà.

(Luigi osserva la casa di Maffeo, essi parlano allegri fra loro) Coro Oro e vino: ecco la vita;

Primo ed ultimo pensier.

Ogni noia seppellita

È fra P oro, fra i bicchier.

Noi di sangue ancor fumanti Lieti andiamo a tripudiar; .

I liquori più spumanti Ogni macchia san lavar. OjU,B Lui. Zitti. * tenla (li ,arli ,acere)

Coro Alcun vieni (osservando verso il ponte)

9

Lui. Parlate più sommesso, (tutti

CORO Foscari. si tirano in un lato)

Lui. Zitti. (Foscari avvolto in un ampio

mantello con cappello a larga ala calato) Fos. Io stesso. (Luigi lo incontra rispettoso)

Convenner tutti ?

Lui. Tutti.

Fos. E pronti?

Lui. Ad ogni cenno, ad ogni colpo.

Fos. Vegliardo imbelle, a un veneto patrizio

, Negar accesso alle tue soglie, e ardire

Miei doni ricusar? Quanto è possente

Un nobile in Venezia tu vedrai.

E tu, Vergine, libera sarai.

(si volge alla casa di Maffeo, e vede comparire un lume)

Ella ancor veglia. Oh! cara luce, e sola

Che sotto il ciel mi splenda!

Lui. E il vostro affetto

Per Teodora ?

Fos. Amarla un di mi parve :

Ma costei vidi, e l’amor mio disparve.

Della vita nel sentiero

Vidi un angiolo del cielo:

Io non ebbi che un pensiero :

Sul passato posi un velo.

Tutto il mondo avrei sfidato

Per poterla posseder.

Lui. Ed il Bravo?

Fos. Ha ricusato

Di servire a’ miei pensier1. - (Maffeo esce di casa, slega la sua gondola nel canale e parte)

Coro Alcun esce, (vedendo Maffeo)

Chi ha mai?

Maffeo! (dopo averlo squadrato ben bene) Luigi!... (con mistero)

Non temer, (monla nella gond Vendicalo tu sarai, cogli sgh. e segue Mafl'.) Fia compito il tuo voler.

(E tu alfine mia sarai:

Non resisto a tal piacer !

(si scosta da loro ebbro di gioia)

Abbellita da un tuo riso

Fia la terra un paradiso;

Fra mortali il più felice

Per te, o cara, diverrò.

Se il cor tuo sperar mi lice

Non invidio a regi il trono ;

lo bealo di tal dono

Quanti beni ha il cielo avrò.

(gli sgherri frattanto si son ritirati dal lato contrario)

Coro Oro e vino, e ognun felice

Non invidia a’ regi il trono :

Oro e vino - e più bel dono Dar il ciel a noi non può.

(Dalla casa di Maffeo s7 ode un preludio d’ arpa e una voce che canta. Tutti in attenzione)

Fos.

Qual suon?

Coro

Oh quale incanto

Fos.

Donde?

Coro

Da quella stanza.

Essa preludia un canto.

Fos.

Oh tenera speranza!

Sembra la man d’ un angelo

Che tocchi un’ arpa in ciel!

IO

Fos.

Lui.

Fos.

Lui.

Coro

Fos.

11

Voce di dentro

A le, mio suolo ligure,

Sempre coll’ alma anelo,

Alle lue sponde magiche,

Al luo sereno cielo...

Ah! spiri ancor quell’aura... E a vita io tornerò.

Coro

Sospira alla sua patria.

Fos.

Patria avrà qui novella

Coro

(Oh come tocca 1’ anima!

Fos.

Qual mesta voce è quella !)

Tutti

Forse ha Venezia un’ aura Che vita a te darà.

Coro

Essa ritorna al cantico,

Non movasi un respiro. Udiam. - Quant' è incantevole!

Fos.

Cara, con te sospiro.

Tutti

Per il tuo canto, angelica! Venezia un ciel sarà.

Voce di dentro

Bello è il tuo ciel, Venezia,

Ma non è il cielo mio ;

Il fior si china e langue Lunge dal suol natio...

Ah! del mio sole un raggio,

E a vita io tornerò, (la voce a poco a Coro Odi. - lontana perdesi p°co allontana)

La cara melodia.

Ella riposa.

Fos. Oh giubilo!

Fra poco sarà mia.

(A tanto ben resistere

L’ anima mia non sa.) (partono)

SCENA II.

Interno della casa del Bravo, in una contrada remola di Venezia. Una finestra aperta da cui si vede il cielo, in fondo il golfo.

A lenti passi si vede enti'ar un uomo vestito di nero, con una maschera sul viso e con un pugnale alla cintura S' on esta : è il Bravo. Poi Pisani.

Biu Trascorso è un giorno, eterno... tenebroso

Come tulli i miei giorni. - Eppur io riedo

Oggi non lordo di versato sangue (si toglie da

lato un pugnale)

Far che un nemico Iddio m’ abbia sul petto Nell’ ira sua questo pugnai cacciato,

E in questa larva il volto mio cangiato ;

(si toglie la maschera) Lasciate eli io respiri, (li depone sur una tavola)

E che balla più libero il cor mio:

Or come tulli sono un uomo anch’ io! (resta immobile, poi s allaccia alla finestra, e riviene più calmato)

All’ età dell’ innocenza

Vola il cor nella sventura:

Era il cielo allor clemenza,

Riso, amore la natura...

Ah ! quei giorni ridenti

Mai più splendere vedrò.

l'u tradisti... un sacro affetto..

0 Violetta. . io ti svenai. . .

Ma d’ allor. , . fui maledetto,

13

Del ciel 1 odio diventai . .

Ah ! quei giorni ridenti Mai più splendere vedrò.

(commosso si mette a sedere. Pisani comparisce fuori della finestra e d’ un salto balza nella stanza del Bravo)

Bra. Chi V ha ? rispondi, (sorge e mette mano al pugnale)

Pis. Un uomo, che delitto

\

E svenar di pugnai.

Bra. E chi?

Pis. Un proscritto !

Bra. E qui venir ardisci?

PlS. (sempre franco) Io tutto ardisco.

Bra. E vuoi ?

Pfs. Per questa notte

Asilo.

Bra. E s’ io lei niego ?

Pis. Ambi forti noi siam ; tali ci estimo.

Abbiamo un ferro e un cor. - Se tu m’ uccidi D’ uopo d’ asilo io più non ho - T’ uccido? Ecco mia casa è questa.

Risolvi, e tosto.

Bra. In me t’affida, e resta (glidà

Or dimmi, che li trasse a far ritorno la mano) In questa rea cittade Di sangue e di terrore ?

Pis. Amor mi trascinava. ... il solo amore.

Ancor giovine e proscritto ,

D’ avvenir, di speme incerto, lo languiva derelitto,.

Come pianta nel deserto ;

Non compianto, non amato,

14

Bra.

Bis.

Bra.

Bis.

Bra.

Bis.

Bra.

Bis.

Bra

Bis.

Bra.

Bis.

Bra.

Bis.

Bra.

Bis.

Bra.

Bis.

Bra.

Pis.

Nell’ esilio abbandonato ;

Solo in vita mi lenea La speranza d’ un amor.

Segui. (Il Bravo s’interessa sempre più)

Genua m’ accogliea.

una vergine incontrai,

Mi amò dessa, io pur V amai.

Ed a che vieni ?

Essa è in Venezia.

Vo’ vederla.

E qual pensiero?

Per svelar ogni mistero Cerco un uom.

E che?

Lo schiavo

Del Consiglio: il Bravo.

(trasalendo) ]1 Bravo !

E il tuo core come spera (sorridendo) Lui comprar ?

Colla preghiera.

Non l’ascolta.

L’oro.

\

E vano.

La minaccia.

Il Bravo ?. .. insano! .. .

Chi l’ardisce minacciar?

Non ha sposa?

L’ uccideva.

E una madre?..

La perdeva.

Ed un padre?...

15

Bra.

Pis

Bra.

Pis.

Bra.

Pis.

*

Bua.

Bra.

Pis.

Bra.

Un padre?

(chinando la testa sul petto)

Oli cielo!

Sei commosso.

i

(Invan lo celo).

Va: ritorna al primo esigi io :

Non vederlo ti consiglio.

Fuggi. (cercando d’allontanarlo)

No: me Iragge il fato.,

E vuoi ?

11 Bravo. (risoluto)

Innanzi ei f è.

(Pisani rimane colpito)

a 21

Ah tu tremi, o giovinetto!

Ov è dunque il tuo coraggio?

Il mio nome... il solo aspetto Ài tuo ardir fé’ tanto oltraggio?

Mi compiangi; io son perduro,

Beo dai mondo son creduto,

Ma tu vedi un infelice,

Colpa alcuna in me non v’ ha.

Ah! tu il Bravo? (oimè, che sento!

Di quel nome... avrei terrore?

No, è delirio... il mio spavento:

Non vacilla questo core.)

Mi compiangi ; puoi tu solo Donar pace a tanto duolo:

Ti commova un infelice,

Ch’ai Ira speme ornai non ha.

Che vuoi dunque? (con interesse)

16

PlS.

Bra.

Uba.

Bra.

Bis.

Bra.

Pis.

Bra.

Pis.

Io sol li chiedo Quella larva, quel pugnale...

Per due giorni, e a te li riedo.

E non sai?. . .

Ragion non vale.

Io F imploro

Forsennato !

Meglio è morte.

Io qui svenalo,

Se ricusi, morirò.

Fuggi !

No - la speme estrema! . . .

Non sai . . . trema !

Tutto io so.

(il Bravo lo conduce innanzi con mistero) a 2

Non sai tu che non avrai Più del cielo e V aura c i rai?

Non conosci tu il Consiglio? .j .

Ei neppur perdona a un figlio!

Non sai forse che tuo padre Di svenar ei t’ imporrà?...

Fuggi, fuggi: hai tempo ancora,

Ti risparmia un’ empietà.

Quel pugnai può vendicarmi,

Quella larva può celarmi ;

A me cedi, e tanto zelo Benedir saprò col Cielo,

Io lo prego per tuo padre...

Ei te pur benedirà.

17

Non voler che quivi io mora,

Ti favelli almen pietà.

(Il Bravo pensa un istante, poi si volge con espansione)

B r a . Hai vinto, hai vinto, o giovane.

A tutti io sono ignoto;

De’ Dieci il capo è assente...

E solo a lui son noto...

Era.

Pis.

a 2

Bra.

Pis.

a 21

Ma fra due giorni, giura,

E la mia sicura; (s’ ode suonar da !ou- La mezzanotte suona. tano una campana) Rammenta.

»

Tra due di.

Quesl* ora islessa j (Padre !)

(Violetta!)

(Ah !)

(Ciel ! seconda la speranza :

r, sa vario x

E . . ancor saprò,

covarla 1

Il Bravo gli maschera e pugnale, poi la mano di nuovo ; si dividono rapidamente)

18

SCENA III.

Im piazzetta e la piazza di San Marco.

Da un lato il Palazzo Reale, dall’altro parte delle Procurative.

7 scena è piena di Popolo occoì'so alla festa del giorno solenne , e alla comparsa del Doge e della Signoria. Cittadini , Artieri , Nobili , Greci , Dalmati , Maschere.

suono di festiva marcia escono dal palazzo le Guardie Dalmaline , g/Z Uscieri , * Senatori , t Capi del Consiglio dei Quaranta , t Cavalieri della Stola d1 oro.

Infine il Doge in pomposo vestimento , seguito da Paggi.

Plausi , acclamazioni , suoni da ogni lato.

Coro generale.

Viva il Dose! - la memoria Si festeggi di lai di,

Che d’ eccelsa eterna gloria L' armi venele copri.

Già T odrisia luna audace Altra volta impallidì.

Dal Leone vinto il Trace sul mar tremò, fuggì.

Or si compia l1 annuo volo All’ augusta protettrice,

Nel gran Tempio, che devoto Il Senato le innalzò:

L’ Adria renda ognor felice Come sempre la serbò.

I

19

E squillino pure le trombe guerriere, Saranno secure di gloria foriere. Paventi chi altero sfidarci oserà. Terribile in guerra sul mar, sulla terra L’alato Leone trionfo n’avrà.

(Tutto il corteggio che accompagna il Doge, si avvia a S. Giorgio 11 Popolo gli va dietro.)

SCENA IV.

Il Bravo in abito da nobile dalmata , poi Foscari.

*

Bra. Libero alfìn ti premo, ti saluto,

Ti riconosco, o bella

Venezia de’ miei primi anni felici.

Parmi d’ essere V esule, che riede Al patrio suol diletto.

Ah sì, tutto si lenti, onde involato Dalle prigion’ di stato venga il pegno Della fede del Bravo - Ah, quell indegno !

(vedendo Fos.)

Foscari.

Fos. E chi m’ appella!

Bra. lo.

Fcs. Chi voi siete?

Bra. Un uom , che d arrestarvi

Impone.

Fos. E con qual dritto ?

Bra. Un il saprete.

Fos. Ora il voglio, parlate;

Nolo vi son?

Bra. Più assai, che non pensale, (con

mistero)

20

Fos.

Bua.

Fos.

Bha.

Fos.

Bra.

Fos.

Bra.

Fos.

Bra.

Io studio gli astri in cielo,

Vi leggo senza velo :

Per loro de’ mortali So- le venture e i mali;

Nel corso loro agli uomini Predico 1’ avvenir.

E di quest’ alma i voti Al tuo pensier son noti?

Si, tutti.

A me predici ;

Se sien per me felici :

Se il raggio di quell’ astro Propizio è al mio desir.

È presso il tuo disastro,

(con forza prendendolo per la mano)

L’astro vegg’ io languir.

a 2.

(Da fatai presagio Quasi atterrilo io sono:

Quella minaccia orribile Nel core mi piombò.)

(Non mi ravvisa il perlìdo.

Ignoto a lui pur sono:

Ma la minaccia orribile Nel core gli piombò.)

Ma parla aperto ornai,

Se il mio destin tu sai.

Il ponte della guerra!...

Vergin d’ estrania terra!...

noto?...

Ogni mistero.

21

Fos.

Bua.

Fos.

Brà.

Fos.

Voci.

Fos.

Bra.

Voci.

Veglio su te severo ..

Farlo sparir volevi. .

E al Bravo ricorrevi:

Ei ricusava.

Oh rabbia !...

Lo lesti poi svenar.

10 fremo: e ardisci?...

0 perfido,

lu devi paventar, (s’ode un fragore ed un E qual rumor? gridar di popolo)

Giustizia 1

11 popol qui s’ affretta.

Che mai sarà ?

Giustizia !

Al Doge andiam : vendetta.

SCENA V.

Esce disordinatamente correndo il Popolo , poi Marco, Micheliiva, Cappello con altri nobili ; a suo tempo Vio¬ letta, in fine Pisani

Coro giustizia, vendetta tremenda;

N’oda il Doge, il Senato ne intenda :

Che quell’ empio non fugga allo scempio , Troppo sangue in Venezia versò.

Morte al Bravo -sì, sangue per sangue.

Morte al Bravo : ei più viver non può.

Sì, vendetta, (s’incamminano verso il palazzo due.) A questo tumulto escono molte persone, tra lo quali i pri¬ mi Marco e Michelina e Cappello con altri nobili.

c22

Mah. Mie. Cap. Parlate frattanto :

Qual evento lant’ ira destò?

Tutti col massimo interesse circondano questi personaggi, e s’ aftaccendano a raccontare.

Popolo. in sull’ alba fu veduta,

Sotto il ponte della Guerra ,

Una gondola perduta

Aggirarsi verso terra:

' E dall’ onda sanguinosa

Un cadavere spuntar.

Mar. Mie. Ah ! (con orrore)

bos. Bra. (Malleo !) (guardandosi l’un l’altro)

Mar. Mie. Che tenebrosa

Scena udiamo raccontar !

Fos. Si conobbe il sciagurato ?

Coro. Si, da tutti : egli vivea

Con un’ orfana beato.

Altra speme ei non avea

Fos. Bra. Mie. Mar.

Popolo.

Che d’ amarla come figlia,

Ed apprenderle onestà,

Solo Iddio, la sua famiglia Egli amava, e la pietà.

E la figlia?

Desolata,

Qual colomba senza nido,

Or s’ aggira disperata,

Di pietade innalza un grido:

Così mesta, e piangente Par un angiol sull’ avel.

Ah 1 il dolor d’ un’ innocente

trova un eco in terra e in ciel I

23

Tutti

Fila vieil. (accennando Viole l ìa)

(esce Violetta accompag. da alcuuc donne)

Gap.

È forse quella ?... (piano a Foscari)

Fos.

(Nell’ affanno essa è piii bella.)

Tutti

Ti rincora ornai: ti calma.

Bra.

(Chi ti salva a lui, bell’alma?)

Popolo

Anzi al Doge tu verrai,

E vendetta intera avrai.

Vio.

Non la chiedo: a ognun perdono: Sola ornai sul mondo io sono.

(tutti la

compiangono, ella segue con tutta la passione)

»

Io non chièdo che un ritiro,

Per morirvi nel marliro.

Misteriosa protettrice,

Or te invoca un’ infelice,

Vieni , e madre a me sarai.

Sarai 1’ angiol di pietà.

Bra.

Al ritiro che tu chiedi (uscendo dalla l'olla) lo t’ adduco : ed in me vedi

Un tuo padre, un protettore.

Vio.

Voi, mio padre?

Tutti

Nobil core!

Fos.

Non fia mai che uno straniero (frappo- Di proteggerla abbia vanto: nendosi)

De’ miei dritti io sono altero :

È degli orfani soltanto il Senato padre ; ed io,

Io patrizio...

Vio.

0 padre mio !

Deh mi salva ! (corre vicino al Bravò)

Fos.

Invan. (la vuolstrap. a forza)

2

24

Bra.

Tremate.

Ch’ io so tutto rammentale. (;

a Fos. sotto

Coro

Ella scelga!

voce)

Vio.

Ecco mio padre.

(si slancia

Fos.

Ed io ?... nelle braccia

del Bravo)

Bra.

Foscari !

(c. s.)

Fos.

(0 furor!)

Tutti

Viva il nobil protettore,

E sua tenera pietà!

A te grazie, ed a te onore, (al Bravo)

Morte al Bravo: morte... (vogliono in¬ camminarsi al palazzo. In questo punto dalla parte del palazzo a lenti passi si vede scendere Pisani vestito da Bravo; tutti retrocedono spaventati. Grido generale. Ei si ferma in mezzo alla scena)

Ah !

Tutti

Io mi mostro.. Ei si mostra...

ognun tremante...

Ognun tace.. d ?lc dinante : a lui

Questo aspetto...

Quell’ aspetto. . . come un ombra Tutti ingombra di terrori

(Violetta è vicina al Bravo, Foscari a Cappello, Marco a Michelina; lutto il popolo guarda con ispaveulo Pi¬ sani mascherato da Bravo.)

Tutti

Vio. e Bua. Tu non sai qual senso io provo Or che presso a te mi trovo: Ah mi sembra a te dovuto Ogni affetto dei mio cor.

(Ah sperava questo cove Oggi alfìn beato amore :

Fos.

25

PlS

Gap

Fos.

Vio.

Pis

Bua.

Pis.

Fos.

(In istante or ha perduto Ogni speme del mio cor.)

(Rinvenirla ancor io spero,

Ecco il solo mio pensiero:

Ah non ho, non ho perduto Ogni speme del mio cor.)

(Ecco Puomo del mistero,

Come il voi che il copre, nero:

Pari a un demone perduto In ogn’ alma ei desta orror.)

Popolo, Mah. e Mie.

(D1 accusarlo ognun fremea,

Morto ognuno lo volea:

Ei si mostra, ed ha perduto Ogni ardire il nostro cor.)

Tentale invan resistere (deliberalo) Al mio voler possente:

In mio potere adducasi,

E s’ offra alla dolente Quanto posseggo.

0 misera!

(Qual voce, ella ! gran Dio !)

E ardisci tu contendere Al suo pensiero, e al mio?

Guai, chi s’attenta torcere Ad essa un crin soltanto!

Sangue per ogni lagrima...

Sacro di donna è il pianto.

(Ei la protegge : oh giubilo ! lo la vedrò.)

(Che far ?)

(a Gap )

(a Fos. )

26

CAr.

Tutti

Fos.

Bra.

Fos.

Vio.

Pis.

Gap.

(Ti frena.)

Ei freme.

(Oh rabbia!)

Tu devi paventar.

Perfido, in cor discendi, (a Foscari) Troppo tu sei trascorso :

Te stesso ornai difendi Dal cielo, dal rimorso :

Per sua difesa il sangue,

La vita spenderò.

Audace, a me contendi (al Bravo)

Brama furente, estrema :

Ornai chi son comprendi,

E d’un patrizio trema :

A me rapir costei L’ istesso ciel non può.

0 padre, a me t’ arrendi, (al Bravo) 11 tuo furor acqueta ;

Al chiostro tu mi rendi,

Sarò secura e lieta ;

Cagion di nuovo sangue Almeno io non sarò.

(Cielo, tu a me la rendi In ora si temuta!

Salvarla ini contendi,

E la vegg’ io perduta ...

Saprò seguirla ovunque,

0 senza lei morrò.)

Al mio pregar t’arrendi, (a Foscari) Calma il furor primiero,

A contrastar discendi

27

Con un vii straniero ?

Non fìa F oltraggio inulto,

Fuggir a noi non può.

Popolo 0 nobile, t’arrendi

Al pianto dell’ afflitta :

La sua preghiera intendi,

0 la sua morte e scritta :

Temi del cielo il fulmine,

Su te piombar ei può.

(i! Bravo trae seco Violetta, dando uno , sguardo feroce a Foscari , che vien con¬

dotto via da Cappello ; Pisani risale verso il Palazzo - il Popolo si disperde)

FINE DELL’ ATTO PRIMO.

t

98

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Gabinetto con porla segreta nel Palazzo di Teodora. Teodora vestita semplicemente , poi Micheli na e Marco.

Teo. 0 incerlezza crudel ! volser due giorni E nessuna novella : egra, languente Dal dolor l’infelice,

Fors-e ora chiede al eie! la genitrice.

E T abbandono ? è forza : ove giungesse A quell’ anima pura il nome solo Di Teodora ne morria di duolo.

A me Marco (*). 0 Signor, tu mi risparmia

*) (esce Michelina e parte) 11 martirio che odiar ella mi debba!

(Marco introdotto da Michelina)

Di Maffeo tosto adducimi all’ ostello.

Mie Di Maffeo? Voi potete irne all’avello.

Teo! Che dite ?

Mie. Sciagurato !

Ieri sul mattili fu trucidalo!

Teo. E l’ orfanella sua?

Mie. Venne adottata

Da un eslrano, e rapita.

Teo. Gran Dio! (Chi mi consiglia?)

Mah. Tanto d’essa vi cale!

Tep.

Era mia lìglia !

29

Mortai al mondo non vi fia che imprenda A rintracciarla?., ad esso lutto io dono.

Mie. V5 ha il Bravo.

Teo. Ah ! Questa valente gemma

Gli reca, ei venga - e tosto. (Mar., Mie. partono)

Dio, ch’obbliai, mi prostro a> te piangente,

*

E per lei che f imploro - essa è innocente.

(s’ inginocchia)

Tu che d’un guardo penetri Questo mio cor già morto,

, Tu solo puoi comprendere

Qual chieggo a le conforto :

La figlia mia concedimi E dammi pena eterna :

Ah che per essa ancora Torno al mio Dio fede!.

(per una porta secreta viene introdotto Pisani, vestito «la Bravo, da Michelina. Teodora gli corre incontro)

Bis.

Mi chiedesti?

Leo.

Sì.

Bis

Che vuoi ?

, Teo.

La mia figlia.

«

Pis.

Il posso ?

Tf.o.,

Il puoi.

Pis.

Ov’ è dessa ?

Teo.

La rapiva

Uno straniero

Bis.

Ed il suo nome ?

Teo.

È Violetta.

Pis.

Il mondo intero

Spierò per lei.

30

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

rii

I EO.

Ma come ?

La conosci ?

Lo saprai.

La mia figlisi ?...

Tu I’ avrai.

Ma un' offerta immensa aspetto. Tutto, tulio ti prometto.

Pensa ben.

Ne sii sicuro.

Giura a me.

s -

Per lei lo giuro!

L’ hai giurato: or basti: addio.

Lon tua figlia io tornerò, (parte per la porla segreta che si chiude dietro a ini)

Grazie, grazie, eterno Iddio !

Or di gaudio morirò. (dopo aver accompagnato alla porta il Bravo torna giuliva) Balza, balza di contento 0 mio core lacerato,

Non t’ ha il cielo condannato Se tal gioia li serbò.

Ah si affretti quel momento,

Che la figlia a me ritorni:

E il sentiero de’ miei giorni Lieta ancora passerò. (parte)

SCENA II.

31

Stanza terrena del Bravo, come nell’atto I.

Violetta che dorme nella stanza attigua. •• Il Bravo la osserva con emozione. - Poi PiSANF.

Biu. Ella riposa - è pur divino il sonno Dell’ innocenza !

Vio. Ah! dove sono? (si desta)

Bua. Meco.

Vio. Quest’ orfana abbracciate.

Bra. Io ti ringrazio. (t’abbraccia)

Abbracciami, n’ho d’uopo; un fior lu spargi Sovra il deserto di mia vita oscura.

Vjo. 0 generoso, voi siete infelice ?

••

Bra. Sopra tutti.

Vio. Perchè?

Bra. Ah v’ha un destino

Che su libro di ferro

Scrive delfuom la sorte, e se v’ha scritto, Consumar debbe l’uomo anche il delitto!

Vio. Tu bestemmi in lai modi?

Bra. Il vero io dissi, or le lo provo, m’odi. Tranquillo, beato, d’ un’ alma, d’ un core Un figlio viveva col suo genitore:

Entrambi accusali, quel padre e quel figlio, Son tratti dinanzi de’ Dieci al Consiglio.

Le prove tur vane di loro innocenza ;

Quei giudici infami segnar la sentenza.

Per sempre quel figlio proscritto all’esiglio, Il padre al patibolo da lor si dannò.

2*

32

Vio. speme restava di vita ?

Bra, Una sola.

Vio. E quale?

Bra. Tremenda. Egli un patto ascoltò.

Quel tetro consiglio chiedeva un mortale Di volto mentito, di servo pugnale:

A lui si propose di sangue il mercato,

Foss’ ei 1’ assassino, lo schiavo giurato...

Un bivio ferale gli poser dinanzi,

Qui un padre che vive, infamia ed orror. Vio. Ed egli?

Bra. Del padre udì Y ultim’ ora.

Il palco egli vide... salvò il genitor...

Divenne colpevole dinanzi all’ Eterno,

La vita eh' ei vive s’è resa un inferno...

Ma il vecchio suo padre ei può riveder!

A lui non avanza che questo piacer.

Ma Fora - l’ora è questa.

Figlia, per poco resta.

Non dèi temer. (il Bravo

parte, chiude dietro a se la porta)

Vio S’ invola;

Oh cielo, io resto sola. (Violetta si volge intorno, siede e medita)

Figlio infelice, almeno Il genitor tu vedi ;

Lo stringi ancor al seno Quando a lui presso riedi.

Ed io ?... son sola e priva D’ amor e di speranza,

Non ho che rimembranza Dei tempo che fuggì.

)

33

Ella fia sempre viva In questo sen così.

La sera melanconica,

Il limpido mattin,

Tranquilla mi vedevano Tra i fiori del giardin.

Àllor ad esso accanto Tutto era luce, incanto ;

Ah di quei giorni un sol Tornasse in tanto duol.

4T

(frattanto entra Pisani con cautela, si ferma) Pis. Ella? m’ inganno? ahi misera!

Non reggo a tanto duol.

Yio Più noi vedrò.

PlS. (cavandosi la maschera) Violetta !

Vio. Chi vien ? il nome mio !

(lo ravvisa, si getta nelle sue braccia) Pisani !

Prs. Oh mia diletta ! (si abbracciano)

Vio, Come tu qui ? gran Dio!

a 2.

Vio. Ah senza più conforto

Lungi da te vivea,

Solo di calma un porlo Per me quaggiù vedea.

Celala al mondo intero Viver del tuo pensiero :

Ma sola non potea viver morir.

Pis. Io pur da le diviso

Più viver non sapea

/

•>

34

*

Pis.

Vio.

Pis.

Yio.

Pis. Vio. a 2

Vio

Pis.

Più sotto il Cielo un riso,

Un fior io non vedea.

In cosi atroce guerra Tutta cercai la terra:

Deciso di trovarti,

Oppure di morir.

Appieno or sei felice :

Conosci questo anello!

(le mostra P anello di Teodora) 0 mia benefattrice ! (bacia l’ anello)

All dimmi è d’essa, quello ?

Eli’ è tua madre - vieni.

Mia madre ? i sereni Spuntar alfine io vedo.

Appena a le lo credo.

S’ io li conduco a lei Avrò compenso in te.

Io perdo i sensi miei,

Troppa è la gioia in me.

Da così care imagini Ho r anima rapita,

Che parmi un sogno roseo 11 corso della vita ;

Nel pianto o nella gioia Avrò un compagno almen.

: Non son deserta ed orfana,

) Trovo il materno sen. j NonJ'son deserto ed esule ; Accanto a le, mio ben.

( s’ ode un calpeitio yicinoj

35

Vio. Ei torna.

Pis. Ebben ritratti.

Parlargli io (leggio.

V IO. Addio, (si ritira guardandol j)

(Entra il Bravo)

Bra. Tu, qui : che brami?

Pis. Quella donna.

Bra. Folle!

Ella è in mia man, nessun l’avrà, che il cielo Pis. Neppur sua madre?

Bra. È dessa orfana.

»

Pis. Ascolta.

Sua madre a me la chiese - Teodora !

Bra. L’ infame ! no - giammai.

Pis. , Senti, una madre

Che' piange è sacra cosa!

Bra. Piangeva? addurla ad essa voglio io stesso.

Io la salvai.

Pis. lo le promisi.

Bra. Basta:

Io la conduco; affidati. A te stesso Io mi affidai: rispondo Io di Violetta.

Pis. Il puoi ?

Bra. Un mollo, e son perduto se tu il vuoi.

Dimani a Teodora

Domanderai la figlia: or vanne, addio!

Pis. Da le pende la vita, il destin mio.

(si rimette la maschera e parte, il Bravo va con Violetta)

36

SCENA IH.

Sala nel palazzo di Teodora splendidamente addobbala per testa da ballo e convito. L’ architettura è fantastica, presenta un misto di greco e gotico usato a cjue’ tempi, massime a Venezia. Gli armadii della sala son dell’ i- stesso genere. La prima sala sul davanti de! teatro ha l’ingresso da una grandiosa arcata, da cui pendono cortine amplissime di drappi d’oro; le colonne sono in¬ coronale di fiori. Ai lati dell’arcata due gallerie per¬ la musica. Oltre l’arcata si lascia vedere un’altra sala addobbata di altro gusto. Lampade bizzarre e faci di ogni intorno. Candelabri d’ oro si vedono nell’ atti¬ gua sala. Vasi d’argento e d’oro: il lusso risplende da ogni lato.

Ali alzarsi del sipario , a poco a poco dall1 ultime sale s'a¬ vanzano dame , gentiluomini con maschera e senzaì che guai'dano intorno con entusiasmo La musica inco¬ mincia Tutti sono vestiti in costumi diversi sfarzosi e ricchissimi.

Coro Viva, viva la Fala, l’Àrmida,

Che un Eliso di gaudii ci appresta :

Si tri pud ii, si canti, si rida :

Profittiamo dell’ore di festa :

E la gioja qual nappo che sfuma,

Come fior che sollecito muor.

Quel fior ride, quel calice spuma ;

Si delibi, si colga, è 1’ amor.

Dame Per sentiero smallato di fiori

Noi danziamo la vita festose,'

E la vita ridente d’amori Qual corona intrecciala di rose:

Non ci fugga de’ giorni 1’ aurora,

È qual lampo la giovane età...

Vieni vieni, gentil Teodora,

L’ora affretta di tal voluttà.

Tutti Queste sale create da incanto Del tuo riso consola, ravviva:

Tu sei Genio celeste nel canto,

Della festa sei stella, sei diva:

Tu sei degna d’incensi, d’altari,

Da te viene 1’ ebbrezza, il fulgor. ... Q-ual Venezia è regina dei mari,

La Regina tu sei dell’amor.

(Tulli passano alle attigue sale cercando di Teodora die comparisce mascherata seguita da Foscari c Cappello)

Teo. (Oh 1 perchè muta è l’anima À questo nuovo incanto?

Perchè non so nascondere À me medesma il pianto ?

Ah 1 ch’una sola imagine È sempre innanzi a me.

Mia figlia!)

Fos. Melanconica

Ti veggio Teodora.

Qual hai pensier recondito Che ti cruccia e accora ? Teo. Io son lieta.

Gap. Fos. Fingere

Invan tu lenti il riso ;

Sotto di quell’imagine Aver dei mesto il viso.

Teo. ("Ah quella sola imagine

È sempre innanzi a me.)

38

Càp. Fos. Ma il riso e la mestizia Sempre è divino in le.

Fos. Vieni, a danzar ti reca.

Coro Viva la bella greca ! (verso la sala vicina)

Ella ne vien ascosa Qual pudibonda rosa :

O come luna in cielo Di nubi sotto il velo.

SCENA IV.

Escono tutti i Cavalieri prima e c/opo di Violetta ac¬ compagnata dal BRAVO mascherato da greco essa è ve¬ lata fino ai piedi.

Cap. Fos, Cav. Veggiam, veggiam.

Vio.

Me misera

Quivi mia madre! oh Dio!...

I

Non può...

' '

Teo.

(Incertezza !)

Bra.

(Calmali,

(piano a

Ti resta il seno mio, /

Se fuggi il sen materno,

E quello dell’ Eterno;)

Violetta)

Fos. Cap. Cav Vieni alla danza, o incognita.

(circondando

Violetta)

Vio.

(Mia madre ?...

Bra.

La vedrai.)

Coro Fos.

Con noi. (la vogliono condurre

a forza)

Bra.

Fermale ornai

Teo.

Deh vieni, o giovinetta,

Àrdente ognun t’aspetta, (la prende per

Vio.

(Cielo !)

mano)

Teo.

Mi segui.

Bra.

È un

Colei che li consiglia.

demone

Ferma

(a Teodora)

T EO.

Perchè?...

Bra.

Ravvisala, (strappa la masche-

Tua madre.

ra a Teodora)

Vio.

Ella!

Bra.

Tua figlia!

(alza il velo a

Tutti

Sua figlia!

Violetta)

Vf.o

0 mio rossor !

(Teodora rimane senza respiro, vuol gettarsi nelle brac¬ cia della figlia : Violetta si ritira inorridita, tutti l’os¬ servano, Foscari c Cappello parlano sotto voce)

Teo. (Ah! trema, s’arretra: mia figlia! paventa

Per sempre lasciarmi, fuggirmi ella tenta...) Ah tu mi sei figlia, lasciarti non posso,

Non vedi il mio core di gioia commosso !

Il duol confondiamo, le lagrime insieme,

Più in terra divisa da te non sarò.

Bua (Io tremo, m’arretro, qual voce, che sento ! Ciel, giungi tu strazio a tanto tormento?

0 donna fatale, lasciarti non posso,

Io sento il mio core piagalo, commosso;

Al mesto sembiante quest’anima freme..

Ah in terra vederla più mai non potrò.) Gap. (Che vedo, m’inganno, la bella, l’estranol Amico n’esulta, ei sono in tua mano.

S’ è figlia di lei, sperarlo li lice ;

Fra poco felice, appien ti vedrò)

40

Vio (Io tremo, m'arretro, mia madre che sento! Per sempre lasciarla, fuggirla m’ attento ?) Ah tu mi sei madre, lasciarli non posso, Non vedi il mio core di gioia commossol Il duol confondiamo, le lagrime insieme, Più in terra divisa da te non sarò.

Fos. (Che vedo! m’inganno! Violetta, 1’ eslrano. Fuggir a mie brame tentaste or invano.)

Ah tu non conosci l’amor che m’accende ; Cosi disperalo, furente ei mi rende. Compiva un delitto per sol possederti... Compirne milFallri ancora saprò.

Coro (Che vedo, m’inganno? sua figlia, che intendo! Qui certo s’asconde arcano tremendo!

E piange, l’abbraccia = o come funesta Nel pianto la festa per noi cominciò! )

Fos. Fine al pianto, al duol tregua, (rompendo il Vedi, mesta è ogni sembianza. silenzio) Coro : l’ebbrezza ornai si segua.

Teo. Non più festa, non più danza.

Io l’imploro.

Cavalieri -, Ebben ?

Teo. Partite.

Cav. Gioco è questo?

Bra. Non più seco,

Con me vieni. (conducendo seco Violetta) Teo. . Tu sei meco. (al Bravo)

Fos. Ma ammutiscono i concenti,

E le faci son pallenti.

A tal scene, o Teodora?..

Suoni, faci.

41

(cominciando

ad irritarsi

Teo. Il prego ancora :

Tutti Suoni, faci.

Teo. Ebben, li avrete.

Ma tremar di me dovrete,

Sì, tremar, o infami, voi...

Gentil. Un insulto? e il soffriam noi?...

Teo. Io piangendo vi pregai,

Per mia figlia scongiurai ;

Anche Iddio, così pregato,

Dio mi avrebbe, perdonato.

Irrideste il mio dolore...

Irridete il mio furore :

Vili, o nobili, vi grido,

Yi disprezzo, vi disfido.

Vendicate il vostro insulto!

(si presenta intrepida innanzi a loro)

Cavalieri Sì: vendetta.

Dame Sangue ?

Bra. Olà!., (si frappone)

È una donna.

Gentil. (Io fremo. Inulto !)

Fos., Coro (La sua morte scritta eli’ ha).

Tutti

Teo. Insultaste il dolor d’ una madre

D’ una figlia innocente all’ aspetto:

Or tremate, a vendetta mi affretto,

E funesta tremenda sarà.

Yio. Rispettate il dolor d’ una madre,

Se pleiade nutrite nel petto ;

Questa figlia fia scudo -al tuo petto, 0 salvarti o morire saprà.

Mie.

Mar.

42

Cap. Tu conosci il dolor d’ una madre!

Coro Donna infame, esecrabile oggetto !

Uomini Vendichiamo l’onore reietto,

Più salvarla nessuno saprà.

Bra. Rispettale il dolor d’ una madre,

Se 1’ onor vi ragiona nel petto :

0 tremate, a vendetta vi aspetto,

E funesta tremenda sarà.

Fos. Ah! eh’ è vano il dolor d’ una madre Per sedar il mio truce dispetto :

Ella tremi, l’onore reietto,

Appagato col sangue sarà.

Insultar al dolor d’una madre?

D’una figlia innocente all’aspetto?

Ah! dal cielo è colui maledetto.

Per lui tomba la terra non ha.

Dame e Donne.

Quanto è immenso il dolor d’una madre Io ravviso in quel pallido aspetto:

Meglio il core strapparle dal petto,

Che rapirle la figlia sarà.

Teo. 0 patrizi, altre faci chiedete ?..

Altri suoni?... lo giuro, li avrete!

Or concedo ; restate.

Tutti Teodora!

Ieo. Attendete. (parte disperata, lutti fremono e Coro Ella, fugge, s’ invola. 1 osservano

Altri Che mai pensa ?

Bra., V iol. Ella parte... sola?

Aoci DI DENTRO All incendio ! (gran tumulto nelle sale E FUORI vicine, si vede il fuoco)

All’ incendio!

43

Tutti Vedeste ?

CORO Ella torna. (Teodora ritorna con in mano una face accesa, cho gitta nella stanza attigua)

Teo. Or restale.

Tutti Che feste?

(L’incendio comincia. Confusione nelle sale vicine: tutti i personaggi sono spaventati ; Teodora prende per mano Violetta, tutti s’involano.)

FINE DELL’ ATTO SECONDO

44

»

ATTO TERZO

SCENA PRIMA.

Gabinetto di Teodora.

Teodora in abito modesto , seduta , appoggiata ad un tavolo , MlCHELINA, .9frt attendendo i suoi cenni , po/ VIOLETTA.

Tf.o. Ah sì, per lei, per la mia figlia solo Rinunzio al mondo, all’ avvenir... al cielo.

Mie. Voi mi lasciate adunque?

Tf.o. lo tutto lascio.

Non ho che dessa. - Prendi, (cava da uno scri¬ ni noi ricorda e prega, gnetto una collana d’oro)

Lassù di lutti è il padre.

A me Violetta.

VlO. (corre nelle sue braccia) 0 madre !

Teo. 0 figlia! Madre

M’hai tu chiamata, non è ver?

Vio. Sì, madre.

E un santo nome che scolpisce Iddio Nel cuor de’ figli, e l’uomo noi cancella.

Teo. Grazie, tenero cori Vto. Ed accusare

Il mondo te polca? le pietosa I Te che mi ami, o madre ?.. ah! un tal pensiero Solo t’ offende.

Teo.

Vio.

Teo.

Vio

Teo.

Vio.

Teo.

Vio.

Tf.o.

Vio.

Teo.

Vio.

Oh figlia, è vero, è vero! Nell’ orrore Irascinata

Da un destino onnipossente,

Fui dal mondo affascinata,

Ho perduto e core e mente 0 divina creatura,

10 li vidi a me fedel ; lo per te divengo pura,

Tu mi schiudi ancor il ciel. Quanto fossi sventurata

11 mio core appien lo sente,

Eri sola abbandonala,

Era sola anch’ io dolente.

Or vivremo sempre insieme, Qual due fiori in uno slel.

Non avremo che una speme,..

Di volar unite in ciel.

Vana speme !

Prega, e spera.

Le mie colpe fan barriera Tra me e il ciel.

Sei tanto rea ? Cui non giunge umana idea.

Tu mi strazi i.

Ah tu mi vedi Nella polve a te proslralta.

Te sol prego.

E che mi chiedi ? Mi perdona - e perdonata Avrò speme.

Il perdon mio ?

46

Teo.

E da le

Teo.

Cielo di grazia,

Cielo clemente,

Tu vedi in lagrime Figlia innocente.

Ah ! de’ suoi gemiti Abbi pietà.

Figlia non piangere, Vieni al mio seno: Vedremo arridere Il ciel sereno.

Per te quest’anima Perdono avrà.

quello di Dio! (tutte e due si prostrano piangendo)

Vio.

Cielo di grazia,

Cielo clemente,

Tu vedi in lagrime Madre dolente.

Ah ! de’ suoi gemiti Abbi pietà.

Madre, non piangere , Vieni al mio seno: Vedremo arridere Il ciel sereno.

La tua mest’ anima Perdono avrà.

SCENA IL

MlCHF.LINA entra ed annunzia il Bravo, che la segue , poi

Pisani.

Mie. Lo straniero.

Vio. Ei parta.

Teo. Ei viene

Te a riprender ., figlia!... (Violetta si

slancia al collo di Teodora)

B«a. Ebbene ?

Teo. Mira.

Bra. Or ecco, o giovinetta,

Il ritiro già t’aspetla. (presentandole una Scegli. carta)

Vio.

Teo.

Vio.

Bra.

Teo.

Bra.

Teo

Bua.

Vio.

Tf.o.

Bra.

Teo.

Bra.

Teo.

Bra.

Teo.

Madre.

L’odi? oh gioja! Sempre teco, o viva o muoia. Dimmi tu, tua tigli a è dessa ?

E lo chiedi?... cessa, cessa... Tal’ inchiesta ad una madre ?... Ah ! non fosti mai... tu . padre Hai veduto il mio supplizio,

La mia gioia forsennata;

Qual compiva sacrifizio,

Qual vendetta disperata :

Ed or vedi quanto le offro. Quanto esulto, quanto soffro... Dubitar se ancor tu puoi, Dammi un ferro, e il proverò Ma la prova...

Maffeo solo

Lo sapea - Trafitta al suolo Ei m’ accolse.

(0 dubbio!)

E come ?

Fu tuo padre...

Ed il suo nome?

Carlo.

Carlo ?... e tu ?...

Cambiai

Nome.. . e cor.

(Non m’ ingannai.) E tu dunque ?

Il ciel mi sente, Innocente era.

48

Bra.

Teo.

Bra.

a 3

Teo.

Vio.

Bra.

Pis.

Teo.

Vio.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Teo.

Pis.

Bra (a

Innocente !...

0 Violetta!

Il nome mio!

Io son Carlo.

Eterno Iddio! (tutti abbracc.) Ah mi abbraccia - oli gioia immensa! Ora, o ciel, si può morir.

Quest’ istante a me compensa Una vita di martir.

I- Ini. (entra Pisani)

(Pisani!..)

Arretrati.

Eccomi.

E vuoi?

(Pavento !) (in disparte) Or dimmi, bai la tua figlia ?

Sì.

Serba il giuramento.

I miei tesori prenditi.

Tesoro bai tu maggior.

Quale?

Violetta.

Mai.

i

Giurasti.

- giurai.

Dunque ?...

Tu il Bravo!... ed essa...

E s’ io noi fossi ?...

Pisani) Cessa.

Questa è la tua promessa ?

(Il Bravo/, oh mio terrori)

Vio.

Bua.

Se vuoi compilo un giuro.

Non esser tu spergiuro.

Teo.

(Ei lo conosce.)

Pis.

(Oh strazio!)

Vio.

Se’ il Bravo !

Pis.

Ah si. (Sei sazio,

Empio destini) Ma...

Bua.

Pensa v

La mezzanotte !...

Vio.

(lo palpito).

PiS.

Tu ancor mi giura.

Bra.

No.

a 4

Bra.

Se fede vuoi richiedere

E lu la serba primo:

Olire non dei persistere... Oppur un vii li estimo. Pensa che speme sola Hai lu riposta in me.

Sacra è la lua parola,

Ed io m’affido a te.

Pis.(a Viol.) Ah se vedessi l’anima Di questo disperato, Sapresti quanto barbaro Con lui finor è il fato:

L’ ora di questo giorno Sembrerà eterna a me.

Ma farò qui ritorno In breve, il giuro a le. TKO.(aPis.) Pensa, che a madre misera Essa il conforto è solo.

50

E sangue e vita chiedimi Quanta ha ricchezza il suolo:

Tutto me tu dèi.

Tutto farò per te.

Ma lasciami costei...

*

E un Dio sarai per me.

Vio. (a pìs.) Qual mi volesti ascondere Truce fatai mistero!

Fra te e la madre ondeggia Diviso il mio pensiero,

Ti scopri , a le che vieta Che ornai ti sveli a me?

Tanti timori acqueta,

0 morirò per te. (partono per tali opposti)

SCENA 111

Luogo remoto nella contrada di Castello. - Un Cenobio con tempietto gotico attiguo. - A destra una casa sotto un porticato. Veduta della laguna, in fondo il Lido. - Tso- lette qua e là, qualche lume ili lontananza. - La luna ò ira le nubi: A sinistra si scende per due o tre gradini nel canale.

Si avanzano a gruppi , lentamente , G CARDIE, e Scolte notturne.

Coro Segreti, quai spelri tacenti,

Ogn’ andito cupo cerchiamo,

Fin 1’ ombre più scure e silenti, Incogniti a lutti esploriamo.

A notte più folta e profonda D’ ognuno spiamo i pensier.

51

Veglian ti noi siam conio l’onda:

N’ è legge silenzio - mister.

E il Bravo!

Che morto voleasi...

Ardilo un patrizio accusò.

Che?

Foscari.

Ed egli ?

All’ esigilo

L’ altero il Senato dannò.

Non sai...

Che?

Un comando terribile Al Bravo da noi si recò.

Ma, zitti - vegliam - la Repubblica

A notte di noi si tìdò. (sì disperdono)

SCENA IV.

Esce affannoso , ed ansante il Bravo poi Teodora e Violetta.

Bua. Stanca di perseguirmi

Io credeva 1’ ultrice ira di Dio :

Or io la sfido a farmi più infelice!

Teodora! (chiamando alla casa vicina)

(esce Teodora che ha per mano Violetta)

Teo. Tornasti!

Vio.

Bra, Partite.

Vio. Oh eie! !

Alcuni

Altri

Altri

1

li.

IH.

II.

Alcuni

*

Altri

l.

Oh padre mio!

52

Bra. Fuggite.

Un solo istante è un secolo per voi. Marco, (chiama verso il canale).

SCENA V.

Pisani, che era nascosto , esce improvviso.

Bis. Eccomi.

Teo. (Àncora !)

Bua. Che fai ?

Bis. T' aspetto]

Vio. (Oh gioia!)

Teo. Il Bravo!...

Bis Mezzanotte è scorsa,

A ciascun il suo nome: a te la faccia,

Lo stilo, o Bravo, e un ordin del Consiglio Da compirsi Ira un ora. (gli da la maschera i! pu- TeO. Carlo... il saresti? gnale ed una caria,)

Bra. Per salvar mio padre !

Teo. Vio. Tu, il figlio generoso ! . .

Bua. Oggi sperai

Liberarlo, corruppi e scolte e sgherri.

Ah d1 esser tratto a morte

Credè lo sventurato! un grido mise;

Accorsero le guardie, io lo lasciai ;

Ma, or voi fuggite, Marco ! (chiama nuovamente) Bis. Io le conduco.

Vio. Teo. Tu, con noi?

Bis. Con Violetta : io le giurai

Eterna fede. Ell’è mia sposa.

53

Bra

Amico,

Figlio, sarai sostegno agl' infelici ?

Pis. Fino alla morte.

Teo. Carlo ! . .

Vio. Che mai dici?..

Bua. lo qui rimango maledetto e solo.

Teo. i\F avrai compagna anco in eterno duolo.

Vio. Madre...

Bra. Affrettate.

Vio. E che?.

Bra Questi è proscritto...

Quest1 ordine . . .

Teo. Vio. Gran Dio !

Pis. Vio. Noi benedici. Poi per sempre addio!! Bra. Teo. Siale sposi! (infausti auspici!)

In qual ora! il ciel s’ oscura!

All1 addio degl’ infelici Veste il lutto la natura.

(Pisani e Violetta si prostrano. Il Bravo, Teodora, posano loro le mani sul capo, e pregano).

a i.

0 Signor, benedici D mi

n , mio , , . , mio

Col labbro, co! core, suo * suo

Sulla terra del dolore Noi mai più ci rivedrem:

Ma speriamo, in ciel felici Rivederci un di potrei».

(Tacitamente Pisani e Violetta montano nella gondola. Il Br avo e Teodora rimangono.

FINE DEL MELODRAMMA.

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